L’elogio delle parole

Introduzione

Il linguaggio verbale è una ” dote ” originaria e caratteristica dell’essere dell’uomo, un bene e un’eredità comune a tutti gli uomini. Il linguaggio è una capacità esclusiva dell’Homo sapiens sapiens, quell’essere giunto, infine, al culmine della sua evoluzione biologica e culturale, seguendo dei percorsi, che lo hanno portato a differenziarsi dagli altri animali e a specializzarsi all’interno della sua specie.

La capacità dell’uomo di parlare e significare, da un lato, si situa nelle strutture biologiche dell’uomo ( eredità biologica ), dall’altro richiede un particolare apprendimento, determinato dalla natura relazionale dell’essere dell’uomo ( apprendimento sociale ).

Il filosofo Schelling nel suo testo del 1850 parla di tre ipotesi fondamentali:

  • Ipotesi teologica secondo la quale il linguaggio ha origine divina e viene tramandato di generazione in generazione
  • Ipotesi istinto-naturalistica secondo la quale il linguaggio ha avuto origine grazie all’istinto che è una qualità innata dell’uomo
  • Ipotesi secondo la quale l’uomo ha imparato a parlare progressivamente, partendo cioè dall’urlo e dai gesti per poi costruire un vero e proprio linguaggio

Differentemente il filosofo Grimm sostiene che la lingua è una conseguenza del pensiero ed inizia nei bambini insieme ad esso.

Egli sostiene inoltre che il linguaggio è suddiviso in tre stadi: il primo stadio è quello delle prime produzioni vocali, formate da una sillaba. Nel secondo stadio vi è il passaggio dai monosillabi a parole composte da più sillabe e la composizione del linguaggio non è più causale ma ha un ordine sintattico, fa riferimento alla sintassi, in poche parole le frasi iniziano a prendere forma e struttura, e la comunicazione, per intenderci, inizia ad assomigliare a come la intendiamo oggi. Il linguaggio nel terzo stadio migliora sempre di più fino ad avere una struttura logica e complessa, diventando adatto ad esprimere concetti e pensieri.

I linguisti fanno distinzione tra il parlare, il discorso e la lingua. Il parlare comporta la produzione di suoni dall’apparato fonatorio. I volatili parlanti, come alcuni pappagalli, sono capaci di imitare parole umane. Ad ogni modo quest’abilità di imitare i suoni umani è molto diversa dall’acquisizione di una sintassi ( e quindi dall’acquisizione del discorso e della lingua ). Ciò implica che l’evoluzione delle lingue umane moderne richiede sia lo sviluppo dell’apparato anatomico per produrre foni e sia dei mutamenti neurologici necessari per sostenere la lingua stessa.

La comunicazione oggi: momenti di vita quotidiana

Inutile dire che oggi la comunicazione veste un ruolo sempre più fondamentale nella nostra vita ed in generale nel corso degli eventi che riguardano la società.

Se pensiamo ad uno qualsiasi dei momenti che compongono la nostra giornata ci accorgiamo di non riuscire più a percepire il silenzio, non riusciamo più nemmeno ad immaginare di stare in silenzio per qualche attimo, continui stimoli uditivi e visivi pervadono nei luoghi e nelle stanze. Che sia tra persona e persona, tra persona e smartphone, tra persona e televisione, tra dispositivi interconnessi, oggi la comunicazione avvolge ed accompagna ogni momento della nostra quotidianità.

Ci alziamo, è mattino presto, guardiamo lo smartphone ed iniziamo ad interagire con esso, dal mattino fino al momento in cui dormiremo di nuovo, ed inizia la giostra dei rumori.

Chi può si prepara per uscire ed intraprendere un’altra giornata di sudato lavoro, ed anche qui, sul posto di lavoro, sarà un continuo scambio di informazioni. Colleghi che comunicano tra loro freneticamente non badando troppo allo stress infinito, e mentre comunicano tra loro comunicano anche con dispositivi elettronici o altri tipi di macchine, insomma uno scambio di informazioni costante e irrefrenabile che difficilmente diminuirà di intensità in questa epoca.

Poi si torna a casa e con le poche energie rimaste ci si rilassa, o si crede di farlo. Crediamo di smorzare lo stress, alleviare la stanchezza, magari navigando sullo smartphone o guardando una serie TV. In realtà stiamo continuando a coltivare lo stress, tenendo accesa la connessione tra noi ed i dispositivi, e ciò che è peggio è che quasi come automi mettiamo ” in background ” quella che è la vera comunicazione, quella che dovrebbe avvenire tra noi stessi ed i nostri cari o il nostro partner.

Arriva anche il momento in cui staccare la spina, lasciando riposare corpo e mente, ma non prima di aver controllato le notifiche, di aver verificato se il prodotto che vogliamo acquistare nei prossimi giorni è sceso di prezzo, non prima di avere puntato la sveglia e pensato qualche minuto a come pianificare il weekend. Qualcuno direbbe ” è tutto normale “, si oggi lo è ma forse è tutto troppo intensivo, fuori misura, inarrestabile.

Possiamo individuare oggi tre principali tipologie di comunicazione: Formale, informale, persuasiva.

Spesso la comunicazione informale coincide con quella persuasiva.

In ambito lavorativo viene utilizzato più o meno frequentemente un linguaggio formale, se non tra colleghi almeno tra lavoratore e datore di lavoro. Questa non è una novità, è sempre stato così, ma negli ultimi anni alcune aziende stanno andando in una diversa direzione in relazione ai rapporti con il proprio personale. Non vi è più quel clima di rigore che si percepiva qualche decennio fa, ciò non toglie che anche oggi il dipendente è giustamente vincolato da regole e condotte che deve rispettare.

Pensiamo per esempio allo smart working, essa non è altro che una modalità di lavoro a distanza, una comunicazione a distanza. Anni fa questa modalità di lavoro non sarebbe stata accettata facilmente dalle aziende mentre oggi il progresso ha alimentato la diffusione di questa modalità di lavoro, complice anche il flagello della pandemia che ha afflitto il globo. La comunicazione, soprattutto in questo periodo storico, si evolve sempre più velocemente e non solo nei luoghi del lavoro.

Diversa è la comunicazione informale che avviene tra soggetti che si conoscono bene e solitamente hanno qualcosa da condividere, come un’opinione, un consiglio, un apprezzamento. Qui non vi è molto da dire in realtà, in confidenza si può dire qualsiasi cosa, o non si può, forse si poteva, parecchio tempo fa.

Rispetto al passato si comunica meno di persona, soprattutto tra amici e parenti, si è troppo occupati a comunicare digitalmente, e lo si fa con un gergo colloquiale ma non più ” da bar ” come una volta, si presta più attenzione a quel che si dice. L’altra grande differenza rispetto al passato sta nel cercare di persuadere chi abbiamo davanti a pensarla come noi, si parla di più per dimostrare e persuadere, si ascolta di meno per convinzione di sapere già.

L’altra tipologia di comunicazione verte proprio sulla persuasione ed è spesso utilizzata dai canali d’informazione e dalle aziende che si pubblicizzano attraverso essi. Tale modo di comunicare è caratterizzato da slogan o per meglio dire ” frasi chiave ” volte a catturare l’attenzione dello spettatore e suscitare in esso determinati stati d’animo, ma anche da ” parole chiave ” che secondo le statistiche attirano più attenzione, rimangono impresse e associate a stati d’animo ed infine i colori che sempre su base scientifica e statistica influenzano le reazioni dello spettatore mentre egli osserva determinati contenuti audio e video.

Quando prendiamo una decisione in merito ad un acquisto crediamo di essere psicologicamente indipendenti, di stare prendendo una decisione solo in base al nostro pensiero indipendente, ed in parte è così ma non del tutto. Gli stimoli visivi ed uditivi che percepiamo durante la visione o ascolto di contenuti attraverso i canali d’informazione, social network e altre piattaforme, influenzano in buona percentuale il modo in cui decideremo, per esempio, un prodotto da acquistare, e la stessa cosa accade per esempio quando andiamo a visionare un servizio televisivo del telegiornale. Sia chiaro il telegiornale non cerca di venderti un prodotto, cerca di informare su ciò che accade nella nazione e nel mondo, a volte però, seppur in misura blanda, cerca di veicolare concetti e modi di pensare che magari non si addicono a tutti, ma anche qui non c’è problema perchè esistoni vari tipi di telegiornale, trasmessi da emittenti diverse.

Chi sostiene che i numeri hanno più valenza delle lettere, deve considerare che gli automi comunicano attraverso parole, sì codificate, ma pur sempre parole.

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