Un giro attorno al mondo: Il Giappone

Foto tratta da Unsplash, PH: Markus Winkler

Premessa storica ( info tratte da ” culturagiapponese.it ” )

Il periodo Kamakura ( 1192-1333 )

Il Giappone veniva governato dai fedeli dello Shogun, i Daimyo, appoggiati a loro volta dai Bushi ( soldati samurai ), che seguivano un codice di lealtà e di onore chiamato Bushido.

Si fece spazio anche la cultura delle armi ed in particolare delle spade, di cui Masamune era il miglior artigiano. Ma con il passare del tempo Minamoto perse il suo potere e venne rimpiazzato da un membro della famiglia Fujiwara, e dall’imperatore Go-Daigo.

Nel frattempo vennero respinte invasioni dalla Cina ed in seguito dai barbari che, anche se numerosi, vennero decimati da una tempesta in mare. Questo vento divino, chiamato ” kamikaze ” divenne poi il grido degli aviatori suicidi giapponesi durante la II Guerra Mondiale.

Il governo attuale però stava perdendo la stima dei samurai, così si succedettero guerre interne tra governo e Shogun.

Il periodo Muromachi ( 1335-1572 )

Dopo la sconfitta dell’imperatore Go-Daigo la casa reale si divise tra le città di Kyoto e Yoshino per più di mezzo secolo. Diversi imperatori si succedettero ma, incapaci di governare, fecero sprofondare il Giappone nel caos.

Allo stesso tempo, vennero edificati a Kyoto il Kinkaku-ji ed il Ginkaku-ji e si svilupparono le arti. Fu questo anche il periodo in cui gli occidentali scoprirono il Giappone, introducendovi armi da fuoco (che i Giapponesi impararono presto a costruire) e la religione del cristianesimo.

Ma il Giappone, visti i disordini creati dall’introduzione di nuove culture dall’occidente, decise di mantenere stabilmente soltanto rapporti con l’Olanda.

Il periodo Azuchi Momoyama ( 1573-1600 )

Fu un periodo molto breve, in cui Nobunaga Oda marciò su Kyoto per ristabilire il governo degli Shogun.

Egli fu il primo ad utilizzare le armi da fuoco, e fu assassinato da una delle sue guardie. In questo periodo i castelli dei vari governatori locali vennero edificati e fortificati sulle alture.

Il castello più imponente è l’Osaka-Jo, per il quale sono stati utilizzati massi le cui dimensioni arrivavano anche a 10 metri di lunghezza ed 8 metri di altezza.

Le strade, invece, venivano costruite come dei labirinti, in modo che i nemici fossero disorientati e la loro avanzata fosse facilmente controllabile.

Nello stesso periodo il Daimyo Toyotomi Hideyoshi intraprese azioni invasive in Corea, per cui per 35 anni il territorio coreano fu totalmente assoggettato al Giappone, che cercò di annientare la cultura locale, riportando a casa anche il macabro trofeo consistente in 20 mila nasi mozzati.

Il periodo Meiji ( 1867-1912 )

Sotto il potere dell’ imperatore Meiji, la capitale fu definitivamente ufficializzata a Tokyo, il buddismo fu abolito e venne imposto lo shinto come religione ufficiale, per cui l’ imperatore era riconosciuto come un dio vivente.

I samurai, dopo lotte e rivolte interne, cessarono di esistere e vennero fatte riforme per i diritti umani, per cui anche i mercanti persero potere sociale.

Il Giappone iniziò quindi a guardare verso l’occidente accogliendone la cultura: venne introdotta la carne nella dieta alimentare (per combattere la carenza di proteine e rafforzare la costituzione fisica), si incoraggiarono i viaggi all’estero e si sviluppò la cultura scientifica, oltre all’introduzione del telefono e della corrente elettrica.

Fu costruita la prima rete ferroviaria che collegava Tokyo a Yokohama: le autorità giapponesi del tempo si tolsero le scarpe a Tokyo per salire sul treno e rimasero stupiti nel non ritrovarle a Yokohama, alla fine del loro viaggio.

Nel 1889 fu promulgata la prima costituzione giapponese ed in seguito vennero combattute guerre contro la Cina (dopo la quale una parte della Corea venne annessa al Giappone) e la Russia, entrambe vinte con successo, grazie alle quali il Giappone si affermò come potenza mondiale.

L’era Showa ( 1926-1989 )

Hiroshito, con il nome di Showa, era un imperatore innamorato dell’esempio europeo.

Fu allora che il Giappone fece riferimento principalmente alla Germania e ne accolse le idee hitleriane (pensiero non poco in contrasto con la realtà, dato che Hitler esaltava la razza ariana), perdendo l’appoggio degli americani.

I Giapponesi, allora profondamente nazionalisti, erano convinti di poter dominare economicamente e politicamente il continente asiatico.

Fu così che, uscito dalla Società delle Nazioni, il Giappone iniziò ad espandersi occupando la Manciuria e successivamente invadendo parte della Cina.

Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna gli imposero allora delle sanzioni economiche. Nel 1941 il Giappone bombardò Pearl Harbour e continuò ad espandere i propri confini, grazie anche alle sue imponenti flotte navali, superiori anche a quelle americane.

L’espansione del Giappone nel Pacifico mirava ormai alle coste australiane, raggiungibili sfruttano l’appoggio di un’ isola chiamata Midway, che gli avrebbe fornito la necessaria pista di atterraggio.

Ma le flotte americane, grazie ad un colpo di fortuna, rintracciarono in mare quelle giapponesi, che furono sconfitte. L’avanzata del Giappone nel Pacifico iniziò a retrocedere lentamente, ma l’evento che portò alla reale fine della guerra fu il bombardamento atomico da parte degli Stati Uniti su Hiroshima ( 6 agosto ) e Nagasaki ( 9 agosto ) nel 1945.

Pochi giorni dopo l’imperatore in persona annunciò alla nazione che la guerra era stata persa.

Gli Stati Uniti occuparono il Giappone per circa 7 anni, rimanendo però su alcune isole (tra cui Okinawa, ancora oggi sede di basi americane) che vennero restituite negli anni a seguire.

Dopo la Guerra il Giappone si è reintegrato nella comunità internazionale, affermandosi sempre più come grande potenza economica.

L’era Heisei ( 1989-oggi )

Alla morte del padre, salì al trono l’Imperatore Akihito, considerato il 125° successore dell’ Imperatore Jimmu, con il nome di Heisei (l’attuale Imperatore).

L’Imperatore incontrò sua moglie Michiko in un campo da tennis. Da allora il tennis ha acquistato importanza, anche come elemento di buon auspicio per incontri sentimentali.

I due coniugi imperiali, inoltre, hanno rotto le tradizioni decidendo di allevare i propri figli senza l’ausilio di una governante.

Attualmente il sistema governativo Giapponese è fondato sulla separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Il potere legislativo è esercitato dalla Dieta Nazionale, composta dalla Camera dei Rappresentanti e dalla Camera dei Consiglieri. Il potere esecutivo è esercitato dal Governo, formato da un Primo Ministro e non più di venti Ministri.

Il potere giudiziario ( totalmente indipendente da quello legislativo e da quello esecutivo ) è esercitato dalla Corte Suprema, otto Alte Corti e numerose Corti Distrettuali, oltre alle preture.

L’Imperatore è il Capo dello Stato, ma non ha poteri legislativi, esecutivi o giudiziari.

Prima di continuare la trattazione vi propongo ( come solito ), la mappa concenttuale dell’articolo:

Posizione geografica e morfologia del territorio

Il Giappone è un arcipelago ed è composto da un totale di 6.852 isole, le quali formano un arco lungo circa 3000 km che si apre verso nord-ovest. Il territorio giapponese ha un’estensione di 377.973 km², di cui 364.543 km² rappresentano terraferma mentre i restanti 13.430 km² sono occupati dall’acqua.

Le isole maggiori sono cinque: Hokkaidō, Honshū, Shikoku, Kyūshū e Okinawa. Le isole Ryūkyū, Okinawa compresa, si trovano a sud di Kyūshū.

Il territorio nipponico è bagnato a est dall’Oceano Pacifico, a nord dal Mare di Okhotsk, lo stretto di La Pérouse lo separa dall’estremo Oriente russo, ad ovest è bagnato dal Mar del Giappone che lo separa dalla Corea, mentre a sud l’arcipelago delle isole Ryūkyū è toccato dal Mar Cinese Orientale, il quale isola lo stesso da Cina e Taiwan.

Il territorio, molto irregolare, è caratterizzato dal succedersi di alte montagne e vallate profonde, con pianure di limitata estensione poste sui fondivalle e presso gli sbocchi costieri dei fiumi; la più grande di queste è la pianura del Kantō ( raggiunge appena i 15.000 km² ), sulla quale sorge Tokyo. A causa di questa frammentazione delle aree pianeggianti, il terreno coltivabile è pari solo a circa il 15% della superficie totale del Paese. Altre zone pianeggianti estese, situate prevalentemente intorno ai corsi inferiori dei principali fiumi e lungo la costa, si trovano nello Hokkaidō: lungo il corso del fiume Ishikari nella parte occidentale dell’isola, lungo il fiume Tokachi a sud-est e intorno alle città di Nemuro e Kushiro sulla costa centrorientale. Nello Honshū vi sono diverse zone pianeggianti, la piana di maggior estensione è la piana di Osaka, all’interno della zona del Kansai, dove sorgono le città di Kōbe, Kyoto e Osaka, troviamo poi la piana di Nōbi, dove la principale città è Nagoya. Per quanto riguarda il territorio del Kyūshū, in esso la pianura più estesa è quella di Tsukushi.

Notiamo con chiarezza che la morfologia del territorio giapponese è caratterizzata prevalentemente da presenza di rilievi montuosi, i quali occupano il 75% della totalità del paese. Una lunga catena di montagne attraversa l’arcipelago, dividendolo in due metà, una parte di territorio che si affaccia sull’Oceano Pacifico e un’altra sul Mar del Giappone.

Honshū è attraversata da nord a sud da diverse catene montuose accidentate, con numerose diramazioni. A nord dell’isola le più alte cime sono coni vulcanici tra i quali vi sono: il monte Chōkai ( 2.230 m ), a sud il monte Iide ( 2.105 m) ed il vulcano Bandai ( 1.819 m ). Nella zona centrale del territorio, compreso nella catena montuosa che si erge nello Honshū, campeggiano il vulcano ( attivo ) di Asama ( 2.542 m ) ed il monte Fuji. Quest’ultimo con i suoi 3.776 m di altezza rappresenta la montagna più alta del Giappone.

Sempre nella zona centrale si ergono, inoltre, altre tre catene montuose: i monti Hida, Kiso e Akaishi ( di altitudine superiore ai 3000 m ) i quali unendosi formano le Alpi giapponesi. La vetta più alta delle alpi è il monte Kita ( 3.193 m ), facente parte, nello specifico, ai monti Akaishi. Seguono altre cime di notevole altitudine : Hotakadake ( 3.190 m ), Yari ( 3.180 m ), e alcuni vulcani, quali Ontake ( 3.063 m ), Norikura ( 3.026 m ) e Yake ( 2.458 m ), tutti facenti parte della catena dei monti Hida, che si allunga per circa 150 km tra il Mar del Giappone a nord e il fiume Kiso a sud. Infine abbiamo il monte Kisokoma ( 2.956 m ) il quale rappresenta invece la cima più alta dei monti Kiso.

Attività sismica nel territorio

La ricerca geologica ha evidenziato un abbassamento della costa giapponese occidentale e un innalzamento della costa sul Pacifico. La costa orientale è colpita da terremoti che interessano una zona molto estesa, solitamente accompagnati da forti maree e maremoti, talvolta con onde anomale di eccezionale altezza, dette tsunami ( come quella che nel 1995 ha colpito, spianandole, le coste dell’isola di Okushiri ). Questi sismi sono legati agli assestamenti della crosta terrestre in prossimità della massa continentale asiatica, dove si ha un fenomeno di subduzione, ossia di sprofondamento del fondo oceanico ( e difatti in vicinanza delle isole giapponesi si trovano alcuni dei più profondi abissi oceanici, come la fossa delle Marianne, 11.032 m ), con parallelo sollevamento del bordo continentale, dal quale sarebbe sorto l’arcipelago con le sue montagne e i suoi vulcani.

L’instabilità che caratterizza le isole del Giappone del resto si verifica tutt’intorno all’oceano Pacifico, per cui si parla di ” cintura di fuoco “, di cui l’arcipelago giapponese sarebbe una delle sezioni più attive.

Il terremoto più disastroso che si ricordi nella storia giapponese si verificò nel 1923 ed ebbe epicentro nella baia di Sagami, danneggiò gravemente Tokyo e Yokohama, provocando la morte di circa 140.000 persone. Il grande terremoto dell’Hanshin del 1995, la cui intensità raggiunse il settimo grado della scala Richter, ha colpito la città portuale di Kōbe, facendo perire circa 5.000 persone. Un altro grande terremoto è stato quello dell’11 marzo 2011, che ha raggiunto il grado 9.0 di magnitudo, causando conseguentemente uno tsunami. Questo è stato il terremoto con magnitudo maggiore mai registrato del Paese. L’epicentro ebbe luogo non distante dalla città di Sendai ed ebbe effetti disastrosi.

Morfologia politica ed attività economiche ( info tratte e rielaborate da Enciclopedia Treccani online )

Condizioni economiche

La repentina crescita che in pochi decenni ha portato il Giappone, primo tra gli Stati non occidentali, al rango di moderna potenza economica mondiale è stata il risultato di varie dinamiche. Il processo fu in parte fortuitamente innescato dalle stesse potenze occidentali con la loro pressione per l’apertura del Giappone al commercio internazionale, che causò l’esplosione della crisi interna della società feudale giapponese, già da tempo sottoposta a fortissime tensioni. La fase successiva di sviluppo fu guidata dalla politica del governo Meiji, che promosse l’industrializzazione a partire dai settori strategici, ammodernò l’esercito e la marina e soprattutto incoraggiò la classe mercantile-bancaria a impegnarsi nell’industria. Terminato l’espansionismo militare con la disfatta del 1945, che parve a molti dover segnare la fine del Giappone, nel successivo decennio si avviò invece il ‘secondo miracolo giapponese’, e l’economia riuscì non solo a recuperare, ma in meno di vent’anni a divenire la seconda del mondo dopo quella statunitense (o la terza, essendo stata, all’inizio del nuovo millennio, superata da quella cinese se si calcola il prodotto interno lordo a parità di potere d’acquisto). Il tasso di crescita del prodotto interno lordo, dopo punte del 18% annuo, si è poi notevolmente ridimensionato, specialmente dalla fine degli anni 1980 ai primi anni del 21° sec.; poi, dopo una momentanea ripresa, effetto dell’inatteso aumento dei consumi interni a un livello che non era mai stato sperimentato in precedenza, è precipitato in conseguenza delle vicende economiche internazionali, cosicché il Giappone ha chiuso l’anno fiscale 2008-09 con un PIL in calo del 3,5%.

Attività primarie

L’agricoltura interessa ormai solo il 14% del territorio ( la già scarsa superficie coltivabile è stata in parte destinata ad altri usi ), impiega il 4,6% della forza-lavoro ( nonostante la politica di aiuti e i dazi sulle importazioni concorrenti ) e contribuisce per appena l’1,5% alla formazione del prodotto interno lordo. I governi giapponesi hanno sempre riservato attenzione all’agricoltura, anche con l’istituzione di una banca di assistenza al settore, la fondazione di scuole agrarie, il sostegno alle organizzazioni cooperative, l’erogazione di aiuti finanziari agli agricoltori per scoraggiare l’abbandono delle campagne. Il Giappone è diviso in due grandi regioni agricole: la prima comprende la parte centro-meridionale dell’isola di Honshu e le isole di Kyushu e Shikoku, ed è caratterizzata dal netto predominio della risicoltura, cui si affiancano, nelle aree centrali di Honshu prossime alla megalopoli, colture più redditizie, essenzialmente ortaggi e alberi da frutta; la seconda è formata dai territori di più recente valorizzazione agricola di Hokkaido e della parte settentrionale di Honshu, dove le condizioni climatiche hanno limitato la coltura del riso e favorito quelle di altri cereali, patate e melo e, specialmente a Hokkaido, l’utilizzazione del suolo per prati e pascoli.

L’allevamento, a partire dall’ultimo decennio del Novecento, ha subito una riduzione del numero dei capi, ma è stato contemporaneamente interessato da un aumento di investimenti per migliorarne la qualità; riduzione che riguarda soprattutto i bovini, mentre è modesta la contrazione del numero dei suini e dei volatili.

L’importanza della pesca ha subito un drastico calo nell’ultimo decennio del 20° secolo: dagli 11,9 milioni di t ( 12% del totale mondiale ) nel 1989 ai 5,3 milioni attuali ( 4% ), cui è seguita però una fase di assestamento che ha di fatto esteso il campo d’azione della flotta peschereccia nipponica a tutti i mari del globo; grande rilevanza, nella composizione del pescato, hanno le Alghe, i Crostacei e i Molluschi, per i quali il Giappone è preceduto solo dalla Cina.

Industrie

Il Giappone, data la scarsità di materie prime e l’assoluta insufficienza delle fonti energetiche ( per le quali dipendeva totalmente dalle importazioni ), si è dotato, specialmente dopo la crisi petrolifera del 1973, di una rete di centrali nucleari che risulta la terza del mondo ( 55 nel 2008, che producono circa il 30% dell’elettricità ); resta però il secondo importatore mondiale di petrolio, per la fornitura del quale hanno sempre maggiore importanza la Cina e i paesi dell’Asia orientale.

Tra le manifatture, al primato delle tessili è storicamente seguito quello delle industrie pesanti, che però negli anni a cavallo dei due millenni sembra essere entrato nella fase conclusiva a causa della concorrenza dei paesi asiatici emergenti. La siderurgia, concentrata vicino a diversi dei maggiori porti delle isole di Kyushu, di Hokkaido e soprattutto di Honshu, solo grazie a enormi sforzi ha nuovamente superato la produzione di 100 milioni di t, assicurandosi così il terzo posto mondiale. Anche la metallurgia dell’alluminio e le raffinerie di petrolio si addensano lungo le aree costiere di Honshu per ridurre i costi di trasporto. La petrolchimica giapponese ha a lungo dominato la scena mondiale e conserva importanti posizioni per la produzione di superfosfati, coloranti e gomme. Molto sviluppate sono le fabbriche di cemento e di vetro. La cantieristica, dopo un eccezionale sviluppo, sta cedendo posizioni alla concorrenza cinese e sud-coreana, ma punta su nuove tecnologie per mantenersi vitale. L’industria automobilistica, sviluppandosi sotto la protezione dello Stato tra Tokyo e Hiroshima, nella seconda metà del Novecento ha guadagnato il primato mondiale, così come quella dei motocicli; ma verso la fine del secolo le maggiori case hanno cominciato una politica di rilocalizzazione, trasferendo produzione e assemblaggio all’estero, sia per eludere barriere protezionistiche ( Unione Europea, Stati Uniti ) sia, più recentemente, per godere di bassi costi del lavoro ( Cina, America Latina, Asia sud-orientale ). Ancora saldamente del Giappone resta il primo posto nei settori di punta della meccanica di precisione, dell’elettronica, della microelettronica e dell’informatica, considerati strategici e sui quali si investe massicciamente in attività di ricerca. Netto è il declino del tessile, con la parziale eccezione dei setifici del Giappone centrale. Conservano la propria importanza le industrie alimentari e della carta, nonché quella, celebre, della porcellana, concentrata a Nagoya.

Morfologia politica

Costituzione: 3 novembre 1946, precedente 1890

Forma di Governo: : Democrazia parlamentare con monarchia costituzionale

Amministrazione del territorio: 47 prefetture

Capo dello Stato: Imperatore NARUHITO (dal dal 1° maggio 2019)

Capo del Governo: Primo Ministro SUGA Yoshihide

Ministro degli Affari Esteri: MOTEGI Toshimitsu

Potere esecutivo: Il Primo Ministro è designato dal Parlamento ( ” Dieta ” , composta da due Camere ) a seguito di elezioni, e coincide con il leader della coalizione di maggioranza nella Camera dei Rappresentanti. Il Primo Ministro nomina i membri del Gabinetto.

Potere legislativo: Camera dei Consiglieri ( Camera Alta ) 242 seggi; membri eletti a suffragio universale per sei anni, metà dei quali rinnovati ogni tre anni: 146 con sistema maggioritario e 96 in circoscrizioni plurinominali con sistema proporzionale.

Camera dei Rappresentanti (Camera Bassa) 475 membri eletti a suffragio universale per 4 anni, metà dei quali rinnovati ogni due anni: 295 eletti in collegi uninominali con sistema maggioritario e 180 eletti in collegi plurinominali con sistema proporzionale.

Potere giudiziario: Corte Suprema composta da un Presidente, designato dal Gabinetto e nominato dall’Imperatore, e da 14 giudici. La Corte Suprema ha giurisdizione in materia costituzionale. Corti di grado inferiore: i giudici sono nominati dal Gabinetto per dieci anni.

Usi e costumi ( aspetti sociali )

Forme di culto religioso

La storia della religione giapponese si articola nei rapporti tra lo shintoismo e il buddhismo. Questo, giunto in Giappone nel 6° secolo non nella forma originaria, ma in quella che attraverso un complesso sviluppo storico aveva acquisito in Cina, fu in un primo momento accolto soltanto da ristrette minoranze delle classi più elevate, senza intaccare la sostanziale e radicale aderenza popolare alla religione tradizionale e solo a partire dal 7° secolo, e specialmente nei due successivi, la sua penetrazione nel paese cominciò a prendere consistenza, ma a condizione di una profonda shintoizzazione che culminò con la costituzione del sistema shinto-buddhistico nel cosiddetto Ryübu-shintü ( inizio del 9° secolo ). Durante tutto il Medioevo il sincretismo shinto-buddhista rimase nella sfera della cultura cinese cui il Giappone era soggetto, fino a quando si ebbero movimenti orientati verso un ritorno al buddhismo originario. Attualmente il buddhismo è la religione predominante. Lo shintoismo, che i Giapponesi non considerano un culto religioso in senso stretto, è praticato dalla grande maggioranza della popolazione, convivendo con la fede buddhista.

Il confucianesimo apparve nel 5° secolo. Nel 17° secolo, nella sistemazione razionalistico-formalistica datagli da Zhu-Xi ( 1130-1200 ), fu grandemente favorito dai Tokugawa, i quali vi scorsero un prezioso strumento di governo. Oggi è generalmente preferito il confucianesimo soggettivo-intuitivo di Wang Yangming ( 1472-1528 ).

Il cristianesimo fu introdotto da s. Francesco Saverio e dai suoi confratelli nel 1549. Sullo scorcio del 16° secolo, giunsero nell’arcipelago anche i francescani, i domenicani e gli agostiniani, ma presto ( 1587 ) cominciarono le persecuzioni. Nel 1624 il paese fu chiuso agli stranieri, religiosi e laici, e soltanto nel 1889, con l’istituzione della libertà dei culti, i missionari poterono riprendere la loro opera. I protestanti, comparsi in Giappone dopo il trattato del 1859 con gli Stati Uniti, hanno superato i cattolici in molte iniziative, soprattutto perché hanno presto nazionalizzato le loro chiese, eleggendone a capo degli indigeni. Quanto agli ortodossi, la guerra russo-giapponese ha inferto loro un colpo mortale. I cristiani sono oggi circa l’1% della popolazione.

Festività ed eventi annuali ( per approfondire visitate il sito http://www.italiajapan.net )

  • Sapporo yuki matsuri: il festival della neve
  • Matsuri: i festival giapponesi
  • San Valentino in Giappone: la festa dei cioccolatai
  • Tanabata: la festa delle stelle
  • Golden Week: la settimana d’oro del Giappone
  • Hanami: la fioritura dei ciliegi
  • Obon

Cultura gastronomica ( non approfondito per esigenze di lunghezza contenuto )

La cultura culinaria giapponese come la conosciamo oggi, nasce dall’interazione con la tradizione gastronomica della vicina Cina.

Tra il VI e il VII secolo, infatti, i traffici commerciali tra i due paesi, fecero sì che la cucina nipponica si permeasse dei valori e dei principi buddhisti, adottati dal popolo cinese.

Il buddhismo zen, credo religioso basato sulla valorizzazione e sul rispetto di qualsiasi forma di vita, determinò l’assunzione di uno stile di vita prettamente vegetariano.

Con la caduta della dinastina Tang, verso la metà del IX secolo, l’influenza cinese arrivò al termine: iniziò così il periodo più florido del mondo giapponese, durante il quale raffinatezza ed eleganza entrarono a far parte dell’arte del mangiare e del servire il pasto.

Secondo la cultura nipponica il pasto assume un valore molto importante, che va al di là del semplice bisogno nutritivo.

Per questo motivo, il cibo deve essere innanzitutto bello a vedersi, anche prima che esso sia cucinato.

Piatto, cibo e utensili, in totale armonia cromatica tra di loro, dovranno costituire una vera e propria opera d’arte.

Foto tratta da Unsplash, PH: Anthony Espinosa

Attività ludiche/di socializzazione

Per intenderci, l’attività più svolta dai giapponesi per passare una serata tra amici e per socializzare è sicuramente il karaoke.

In Giappone, il karaoke ha un’importanza tale da essere considerato uno dei divertimenti più scelti del Paese. É amato da tutte le generazioni e gruppi sociali: dagli studenti alla classe operaia, dagli uomini d’affari alle casalinghe. Il karaoke è insito nella cultura giapponese.

A differenza dell’Italia, dove si canta in luoghi pubblici di fronte ai gestori del locale e a tutti gli altri clienti, in Giappone il karaoke si svolge all’interno di stanze private che possono ospitare anche solo una o due persone oppure piccoli gruppi di amici. Gli aspetti positivi sono molteplici: trattandosi di un numero ristretto di partecipanti si riesce a cantare di più, si evitano figuracce di fronte a degli sconociuti e di conseguenza si ascoltano sole le scorribande canore degli amici.

Nei karaoke in Giappone si possono ordinare birre e cocktails premendo un pulsante che si trova all’interno della stanza il quale produce un effetto sonoro che attira l’attenzione del cameriere. Anche in questi locali esiste la formula All you can drink, perciò, con qualche migliaio di Yen, si può noleggiare per qualche ora una stanza e bere ciò che si desidera. A Tōkyō, nelle strade, ci sono molti ” PR ” che propongono ai passanti varie tariffe anche contrattabili.

Il karaoke è considerato dai giapponesi come una vera e propria valvola di sfogo: noi occidentali molto spesso in pausa pranzo o dopo il lavoro andiamo in palestra o a correre, mentre i giapponesi noleggiano anche solo per trenta minuti una stanza karaoke per scaricare le tensioni della giornata.

Le canzoni sono soprattutto in lingua giapponese e inglese ma in alcuni karaoke si trovano anche canzoni popolari italiane.

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AGGIORNAMENTI: Tornerò con la pubblicazione ad inizio della settimana seguente, riprenderò con un articolo inerente la letteratura, probabilmente discuterò di poesia, spero mi seguirete e che stiate apprezzando i contenuti che propongo. Se questo articolo vi è piaciuto sappiate che tratterò ancora di temi relativi la cultura giapponese, dato che è un paese che mi è molto caro e simpatico, continuate a seguirmi, a presto!

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